Così, se in passato erano solo gli appassionati di calcio a conoscere e a comprare le casacche delle squadre, nelle ultime stagioni il discorso è cambiato. Non ci si illude certamente che questo possa accadere e neanche che ciò possa avere qualche importanza; in fondo, il mondo del XXI secolo appare disperatamente sempre più senza redenzione, un mondo in cui davvero sembra impossibile pensare un altro futuro e non ripetere gli stessi errori legati alle evoluzioni ineffabili della modernità: così inutilmente remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato. La cancellazione del passato (qualche giorno fa l’ennesimo richiesta di un membro del Parlamento di eliminare la Springbok dalla maglia: “E’ la protea a rappresentare tutti”) e la sempre più pressante imposizione delle “quote nere” si sono trasformate in costanti del dibattito politico. Stile del colletto e della maglia casalinga sono una riproduzione fedele di quella indossata da Fontolan, Tricella e Galderisi durante quell’indimenticabile cavalcata, sponsor Canon (ovviamente) a parte. «Abbiamo convertito le magliette dei calciatori in camici ospedalieri, perché sappiamo che quando indossiamo la maglia della nostra squadra, qualcosa in noi cambia». Potremmo proseguire ancora questi discorsi, aggiungendo il rastrellamento sistematico dei giovanissimi calciatori in Africa e Sudamerica(ma anche nell’est europeo, ancor più quando i paesi quest’area entrano a far parte politicamente dell’UE), da parte dei più ricchi club europei, con un retrogusto di imperialismo difficilmente eludibile.
La qualità delle partite ne risente(molti incontri dei vari tornei nazionali e internazionali, diventano concretamente poco influenti) per l’inflazione dell’offerta e anche i campioni dell’età globale sono sempre più personaggi d’immagine, interamente integrati in un circuito mediatico specifico, sistematizzato e privilegiato, in cui l’apparenza conta forse più della tecnica: dal 2008 a oggi, tutti i Palloni d’oro (massimo riconoscimento individuale per calciatori) assegnati sono andati solo a Cristiano Ronaldo e Leo Messi, ciascuno guarda caso front man dei due principali colossi di abbigliamento sportivo che oggi si spartiscono il calcio che conta, Nike e Adidas. E del resto, scorrendo l’albo d’oro della Champions’ League, si può pure osservare emblematicamente che i club che l’hanno vinta dal 2000 a oggi sono stati immancabilmente sponsorizzati da Nike o Adidas (tranne il Liverpool nel 2005 comunque sponsorizzato da un altro grande nome dell’abbigliamento sportivo globalizzato come Reebok, che, coincidenza quantomeno significativa, viene poi assorbito da Adidas): ecco dunque Real Madrid (2000, 2002, 2014), Bayern (2001, 2013), Milan (2003, 2007), Chelsea (2012), per Adidas; Porto (2004), Barcellona (2006, 2009, 2011, 2015), Manchester Utd (2008), Inter (2010), per Nike. Nella Coppa Italia di Serie C la Virtus nel primo turno supera (1-0) il Fiorenzuola, nel secondo turno elimina (1-2) il Cesena, mentre negli ottavi di finale esce dal torneo perdendo (2-1) a Padova dopo i tempi supplementari.
«In Italia c’è un’eredità nobile nel rapporto tra poesia, calcio maglie shop letteratura e calcio. Italia – Spagna, il derby di Natali. Alla manifestazione finirono per unirsi anche varie formazioni di Serie C, tra cui il Perugia che, inserito in un girone assieme ai corregionali di Foligno e Ternana nonché ai toscani del Siena, vinse il raggruppamento accendendo a uno dei due gironi di semifinale: qui i biancorossi, accoppiati ai marchigiani dell’Anconitana e alle toscane Lucchese e Pistoiese, mancarono per un punto l’accesso alla finale chiudendo la graduatoria dietro agli arancioni, poi futuri trionfatori della competizione. Mbalula ha detto che entro un anno, o al massimo agli inizi del 2018, tutti dovranno essersi adeguati. La società giallorossa si riconferma al top sulla scia del meraviglioso kit dello scorso anno, riuscendo comunque nell’impresa di variare sensibilmente temi e simboli. Il ritorno a più miti consigli e a una più che consolidata tradizione ha fatto rientrare il club rossonero verso le classiche bande verticali (non sfumate come lo scorso anno) per il kit casalingo, con un leggero tocco nostalgico sul colletto girocollo e sui bordi delle maniche, in full white. Da qualche anno le maglie da calcio non sono più solo una parte del kit tecnico: le abbiamo viste sulle passerelle dell’alta moda o indossate dalle celeb.
Tutti i prodotti sono selezionati in piena autonomia editoriale. Nel gennaio 2020, con la propagazione del COVID-19, Suning Holdings Group si è mobilitata attraverso le divisioni di Suning International e Suning Logistics, ha prestato supporto ai soccorsi sin dall’inizio dell’emergenza, con servizi di spedizione gratuiti e donazioni di prodotti importati dall’estero a ospedali e istituzioni locali. Se acquisti uno di questi prodotti potremmo ricevere una commissione. Dato che non esistono rivenditori ufficiali nella tua zona, vorresti affidarti al Web ma, non essendo molto pratico di acquisti online, non sai come riuscirci. Insomma, una chiara organizzazione generale, istituzionale, economica e comunicativa, in cui i divari e le disuguaglianze, tra potenti e non potenti, si accrescono di continuo e la cui unica cifra emblematica è la logica sistemica di produzione e marketing: tutto ciò è molto palese e non andremo certo a scomodare oltremodo l’applicazione di vetuste forme di critica marxista, per appurare che l’ideale sportivo del calcio non è più qui da tempo. Ancora, i grandi club occidentali, ormai simili a multinazionali, gestiscono fatturati iperbolici (indicativamente, negli anni 2000, per identificare il Real Madrid, è stato spesso utilizzato l’appellativo di Galacticos) e sono coinvolti in flussi di capitale e influenze transnazionali come quelle di oligarchi russi e di sceicchi arabi: questi club attraverso la nuova formula della Champions’ League costituiscono praticamente una lega elitaria continuamente arricchita da sponsor e diritti economici e le squadre potenti e vincenti restano sempre le stesse; per tutte le altre squadre il massimo traguardo è una partecipazione solo ai gironi preliminari del torneo.